Concorso per la nuova sede sociale BCC Buccino

Raggruppamento AD.AM: Arch. Alessandro D’Aloia (capogruppo), Arch. Anna Marmo

Collaboratori: Geom. Paolo D’Aloia

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Il punto di partenza del progetto è individuato nella panoramicità del sito deputato ad accogliere una nuova architettura nel luogo che ha ospitato fino ad oggi, “provvisoriamente”, le tracce edilizie di bisogni più contingenti. Il colpo d’occhio verso valle si distende in una culla visuale definita in primo piano dal versante montuoso sulla destra a cui corrisponde, un po’ più in lontananza, la sagoma collinare tipicamente antropizzata del centro storico sulla sinistra e, al fondo centrale, più sfocato, il profilo di lontane catene montane. Siamo nel bel mezzo di un cono ottico che ricalca l’andamento della valletta a fondo concavo incuneata tra i versanti collinari marginali. Il progetto ha voluto, in qualche modo, discendere da questa caratteristica del sito, registrando nella propria forma alcune impronte dell’idea conica. Esso cerca di accompagnare al meglio il percorso dello sguardo che si protende verso l’apertura panoramica mantenendolo alla sua quota più elevata, in modo che si possa “passeggiare in alto”. La quota più alta del sito è diventata il limite superiore del progetto, la cui altezza doveva, grosso modo, corrispondere alla massima differenza di quota del lotto. In questa differenza di quota si sviluppa l’alzato della parte visibile del progetto, che instaura anche una dialettica tra l’alto ed il basso delle sue parti. Abbiamo allora due “piazze”, una alta e panoramica, esposta agli agenti, posta sul margine superiore di un ideale andamento convesso, l’altra bassa e raccolta, al fondo di un ideale andamento concavo, collegate da un parco verde nel quale si distendono i percorsi a pendenza controllata di quella che si configura come una vera e propria passeggiata urbana. Pensiamo, infatti che questo progetto abbia un carattere che riesce a superare la scala architettonica e ad aprire, mediante la tensione tra i suoi elementi, un discorso dal sapore più prettamente urbano. Questo progetto, interpretando anche alcune indicazioni del bando, non vuole essere un “edificio”, ma un “pezzo di paese”.

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Esso vuole, non solo idealmente, avere un rapporto con il centro storico di Buccino. Vuole vedere il centro storico ed essere visto dal centro storico, ma aspira ad offrire “rapporti spaziali urbani” anche a prescindere dalla relazione visiva con il centro storico. Su queste premesse è evidente che il progetto aspira ad una condizione di attraversabilità permanente. Quest’architettura desidera essere utilizzata anche quando la sede bancaria è chiusa. Le sue due piazze, sono parte integrante del parco urbano che le comprende e le collega. Lo spazio della sede bancaria non esclude quello del verde e i percorsi del parco penetrano nello spazio della sede bancaria. Sono due dimensioni dell’intervento che non risultano scindibili l’una dall’altra. Si tratta di un’aspirazione apparentemente contrastante con la necessità di una banca di mostrarsi ben protetta e inespugnabile, quasi al pari di una piccola fortezza, ma in realtà legata ad un’impostazione assai più ambiziosa sul piano simbolico, ovvero quella di dare concretezza al concetto di “appartenenza”. Con un intervento attraversabile e in definitiva “aperto”, come quello descritto, l’istituzione bancaria sottolinea di appartenere al territorio, di esserne diretta espressione e pietrifica quest’idea mediante un manufatto che appartiene letteralmente alla città in cui sorge, utilizzato dalla comunità locale anche quando non “si va in banca”. Al contrario puntare su un’impostazione “chiusa”, da fortezza ben recintata, avrebbe significato voler mettere una distanza tra l’istituzione bancaria e la comunità e in definitiva ad “alienare” l’intervento dalla città. I problemi di delimitazione, di protezione e sicurezza sono sempre risolvibili tecnologicamente e non necessitano, a nostro parere, di sostanziarsi addirittura nella forma dell’intervento. Probabilmente i riferimenti all’approccio “aperto”, nel senso appena definito, sono molteplici, tuttavia uno dei più illustri è certamente la Staatsgalerie museum (il museo di arte contemporanea) di Stirling a Stoccarda, opera urbana, nel senso di permeabilità indipendente dalla sua funzione architettonica, e allo stesso tempo scrigno di pezzi d’arte di eccezionale valore estetico ed economico, che rimarca la sua appartenenza alla città perfino nel nome. Ancora sul piano simbolico, il progetto offre ulteriori significati. Si è detto del suo accesso superiore panoramico, per di più legato ad una fruibilità indipendente dalla funzione specifica del manufatto, si tratta di un accesso pedonale al parco, al suo verde, al suo “giardino pensile” ed ai suoi percorsi. In realtà però l’accesso principale, quello alla banca, è localizzato alla inferiore delle due quote di progetto. Qui l’accesso all’area è carrabile e immediatamente di fronte all’incrocio dei volumi di progetto che si stagliano nella loro articolazione altimetrica a piani sovrapposti. Il corpo edilizio destinato ad accogliere le funzioni ordinarie e gli uffici immediatamente a contatto con il pubblico sorregge, fungendo da base, quello destinato ad accogliere gli uffici di direzione al Primo Piano.

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All’esterno il volume del Primo Piano è sostanzialmente un ponte al di sotto del quale si configura un’area come quota parte coperta della piazza bassa. Quest’area esterna coperta è assimilabile ad un portico senza pilastri, un’infrastruttura che accoglie l’utente della banca al di sotto della sua ala di protezione. Si tratta di un “trilite” che segna, con la sua ombra, il passaggio ideale tra il dentro e il fuori e che si dispone come una sorta di invito a proseguire l’esplorazione dello spazio della piazza bassa anche al di là dell’espletamento delle commissioni bancarie. Sul tema dell’accoglienza è giocata anche l’articolazione planimetrica del progetto. La piazza bassa è infatti nient’altro che una corte del fabbricato con un lato aperto, dal quale avviene l’accesso dalla quota inferiore dell’area. Uno dei lati della corte è definito dal muro di contenimento del terrapieno ad est, lungo il quale si sviluppa anche il percorso di raccordo tra i due livelli principali di progetto, e quindi tra i due accessi all’area. Gli altri due lati sono definiti dal corpo degli uffici al Piano Terra e da quello della sala multifunzione per duecento persone. Questo spazio esterno è protetto su tre lati abbracciando completamente il visitatore e invitandolo, a sua volta, a proseguire la passeggiata nel verde del parco soprastante. L’articolazione planimetrica descritta è il risultato di un’elaborazione che si è evoluta a partire dall’idea embrionale di combinazione di due volumi a quote differenti, a quella successiva di sistema ad incastro di L sovrapposte, poggiante su una piattaforma rettangolare interrata che racchiude gli incastri. Nella piattaforma cementizia interrata, che tutto sorregge, si trovano i due archivi di cinquecento metri quadrati l’uno, raggiungibili con automezzi direttamente dalla strada esterna che costeggia l’area di intervento lungo la quota bassa. Uno dei due archivi, quello sottostante la piazza-corte, è predisposto anche per l’utilizzo come autorimessa e pensato come naturalmente illuminato dall’alto ed areato mediante un sistema di “bocche di lupo” sui margini della corte. Questi spazi sono pensati come contenitori dotati di alcuni locali tecnici ma completamente privi di ulteriori divisioni per garantire il massimo della flessibilità d’uso e risultano collegati verticalmente ai locali superiori mediante tre punti di risalita, di cui due con ascensori. Un quarto punto di risalita è pensato per il collegamento all’area esterna soprastante.

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Il tema dei collegamenti verticali riguarda anche uno degli spazi interni più rappresentativi del progetto ovvero quello della sala per le operazioni ordinarie, che è la più fruita dall’utenza della banca. In questo spazio, che è anche lo snodo volumetrico dei due corpi di uffici, si ha la percezione di tutta l’altezza fuoriterra del fabbricato, dal momento che qui il volume al Piano Terra e quello al Primo Piano comunicano anche visivamente. Il progetto ha voluto concentrare su questo spazio lo sforzo rappresentativo dell’istituzione e sottolineare, mediante una scala che collega i due piani (oltre l’ascensore che serve anche il livello interrato) la relazione concreta tra l’utenza e la direzione. Questo spazio non esaurisce però la teoria di ambienti di rappresentanza che il progetto vuole offrire. C’è infatti un altro spazio interno aperto al pubblico e direttamente accessibile dall’esterno. Si tratta ovviamente dell’aula per duecento persone, dotata della massima flessibilità d’uso e compiutamente multifunzionale. Essa è accessibile dal corpo degli uffici al Piano Terra, ma anche direttamente dalla piazza bassa come terminale del percorso verde del parco. Si tratta di una grossa aula che cerca di legare al meglio le richieste discordanti del bando, il quale limita l’utilizzo a massimo duecento persone, ma richiede quattro-cinquecento metri quadrati di superficie (uno spazio cioè sufficiente ad ospitare il doppio del numero di utenti indicato come limite superiore). Si è allora pensato di realizzare un’aula di quattrocento metri quadrati, che ospita comodamente una platea di duecento persone sedute, ma che eventualmente si presta anche ad altri utilizzi, come ricevimenti o eventi diversi da conferenze. Su questo punto si è interpretato il bando nel senso di non destinare l’aula in modo rigido a sala conferenze per duecento poltrone, ma avere a disposizione un’area superiore a quella richiesta da duecento sedute, in cui poter, all’uopo, organizzare delle conferenze per duecento persone. Questa scelta è avvenuta nella consapevolezza della sua influenza negativa sul budget complessivo, tuttavia l’indipendenza del volume destinato ad aula multiuso permette eventualmente anche un suo agevole ridimensionamento in chiave di contenimento dei costi. Tecnologie strutturali e materiali utilizzati-proposti Direttamente legato al discorso appena concluso sui significati cui rimandano una serie di scelte formali è quello sui materiali proposti. Dal punto di vista strutturale, come si evince anche dalla rappresentazione generale del progetto, si ha una convivenza tra il cemento armato e l’acciaio. Il primo utilizzato per tutte le opere di base come le fondazioni, i setti controterra, i basamenti interrati e fuori terra. Il secondo utilizzato per il volume aereo del corpo degli uffici di direzione che si configura come una struttura a ponte su due basamenti in cemento alle sue estremità. Per una questione di costi e di luci da coprire si è pensato all’uso del cemento precompresso prefabbricato per tutto il livello interrato e di quello gettato in opera per il piano terra e tutte le opere di contenimento dei terrapieni. Quest’indicazione tuttavia non può considerarsi definitiva senza ulteriori approfondimenti tecnici che mettano adeguatamente a fuoco il problema del collegamento tra le due tipologie di cemento utilizzate in prima approssimazione. Nel complesso si tratta di una tecnologia strutturale mista con un certo livello di arditezza di alcune soluzioni come il volume aereo e in parte a sbalzo su due lati o la copertura dell’aula per duecento persone. Il discorso sui materiali strutturali si prolunga in quello parallelo delle finiture. Tutto ciò che è strutturale è, per quanto possibile, lasciato a vista, da almeno un lato, in modo da esplicitare il più possibile la logica strutturale che sostanzia il progetto.

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Il livello di finitura può, su queste premesse, essere considerato basso, al fine del contenimento dei costi. Tuttavia il progettista di un’opera architettonica non può esimersi dall’indicazione delle scelte dei materiali di finitura che ritiene fondamentali sul piano dei significati. Per questo motivo, le rappresentazioni del progetto vanno lette come indicazioni precise anche sui materiali da utilizzare almeno nelle finiture principali, senza escludere a-priori la possibilità di ottenere risultati simili anche senza l’utilizzo dei materiali proposti, ma nella consapevolezza del rischio di mancare, in tal modo, l’occasione rappresentata dall’unitarietà della proposta progettuale. Tra tutti i materiali se ne indicano soltanto due. Il primo è un omaggio al paese che ospita l’opera. Si tratta naturalmente di pietra chiara, come quella di Buccino, utilizzata in lastre da rivestimento con diversi tipi di lavorazione superficiale. Tale tipo di rivestimento è destinato ai volumi a Piano Terra. In alternativa questi possono immaginarsi semplicemente intonacati e tinteggiati con trattamento di listatura superficiale, con tutte le conseguenze che questo comporta sulla qualità visiva delle facciate e sulla loro manutenzione. Il secondo è un omaggio all’istituzione bancaria banditrice del concorso. Si tratta del rame ossidato, con la sua caratteristica patina verde. È un modo per richiamare non banalmente la colorazione tipica del logo BCC e farla diventare elemento architettonico materico e non puramente cromatico. In tal modo un segno di origine grafica si eleva a sistema di elementi architettonici e infine a segno urbano. Il volume aereo è circondato su tre lati da rame ossidato. Sui due lati lunghi il rame dà forma ad una lamiera traforata che scherma le tamponature dal contatto diretto con la luce solare e la pioggia, fungendo quindi da segno urbano verde ma anche da frangisole e frangi-acque. Sul lato corto verso Ovest, visibile anche dal centro storico e dalla vallata sottostante, la lamiera di rame è piena e intagliata a tutta grandezza con il logo della Banca. Oltre ad altri utilizzi funzionali come, ad esempio le scossaline ed alcuni elementi interni come il bancone degli sportelli bancari, si segnala il lucernario che corona il volume a doppia altezza della sala per le operazioni ordinarie. Qui esso è ad un tempo lucernario interno e seduta esterna del terrazzo soprastante, elemento strutturale (il telaio che regge i vetri del lucernario) e ad un tempo scultoreo, quale terminale della passeggiata esterna sulla piazza alta o se si vuole sul giardino pensile del parco urbano.

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Risparmio energetico e impianti Nella realizzazione di un’opera architettonica contemporanea il problema del contenimento dei costi energetici è di primaria importanza anche quando non è l’unico significante di un progetto. Qualsiasi opera per essere ben progettata oggi deve tenere presente questo tipo di istanze. A livello di progetto di massima, come può essere un concorso di idee tuttavia, non è semplice entrare nel dettaglio delle scelte tecnologiche relative all’involucro e agli impianti, ma si può quantomeno accennare alle impostazioni generali che permetteranno di fare delle buone scelte in una fase di approfondimento successiva. In quest’ottica si è scelto di tenere sempre separati i piani verticali delle murature perimetrali e delle strutture. Le tamponature esterne non si incontrano mai con le travi e i pilastri in nessuno dei volumi che compongono il progetto.

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In questo modo lo strato di coibentazione, di almeno dieci centimetri, pensato sempre interposto tra i paramenti esterno ed interno, non viene interrotto da elementi strutturali evitando la formazione di ponti termici strutturali. Altra scelta di carattere generale è l’interpiano abbondante rispetto al minimo regolamentare, in modo da poter, in seguito, convogliare agevolmente tutti gli impianti, compreso quello di climatizzazione, e avere anche qui lo spazio e la comodità di interporre strati di coibentazione orizzontali continui sia a pavimento che a soffitto. Se si pensa alla funzione frangisole e frangi-acque del grigliato in rame al Primo Piano e alla capacità del rivestimento lapideo, proposto per i volumi a Piano Terra, di aumentare l’inerzia termica delle murature esterne e di conseguenza di garantire un maggior raffrescamento estivo rispetto a murature in materiali “leggeri”, si capisce bene come i presupposti di un buon progetto di contenimento energetico siano già impliciti nelle scelte architettoniche. Si aggiunga che dei volumi “abitati” nessuno è a diretto contatto con il terreno, grazie all’inter-posto volume interrato, e si potrà concludere che la proposta progettuale ha tutte le carte in regola per raggiungere una elevata classe energetica caratteristica. È ovvio che a parità di presupposti, il contenimento energetico complessivo è fortemente influenzato dalla qualità dei materiali di coibentazione utilizzati e dalla qualità degli infissi (sempre a taglio termico) e delle vetrate scelte (vetro camera ad alte prestazioni). Sul piano del contenimento energetico la parte da leone la fa la tecnologia dell’involucro. Sul piano dell’autoproduzione di energia il discorso è articolato. Nel bilancio energetico complessivo di un fabbricato di questo tipo la parte preponderante è rappresentata dall’energia necessaria per la climatizzazione invernale ed estiva. Qui influiscono i due parametri del contenimento energetico, già affrontato, e dei contributi positivi alla produzione di calore e raffrescamento. Trattandosi di un manufatto che ha bisogno di essere climatizzato su tutto l’arco dell’anno, la tipologia di impianto consigliata è quella a “pompa di calore”, basata cioè sul fluido termo-vettore aereo. In questo modo i condotti di aria sono utilizzati sia in estate che in inverno e sfruttando il fatto che, per obiettive condizioni del sito di intervento, lo scavo necessario all’insediamento raggiungerà, in assoluto, quote importanti, è ovvio pensare ad un’integrazione naturale di quota parte del carico termico necessario attraverso un impianto a “geotermia a bassa entalpia”. Si tratta sostanzialmente di ridurre il differenziale termico, anche del 50 %, tra l’aria esterna ed interna sia in estate che in inverno, mediante il suo passaggio in tubazioni nel terreno, il quale risulta assestato sempre su temperature più miti rispetto all’esterno. In questo modo l’aria circolando si pre-riscalda o pre-raffredda naturalmente prima di giungere alla caldaia o al refrigeratore, che di conseguenza lavoreranno meno, con considerevole risparmio energetico. Ma l’opera avrà bisogno di energia elettrica. A tale scopo si consiglia l’utilizzo di un impianto fotovoltaico, agevolmente posizionabile sulla copertura piana del volume della sala per duecento persone. Il tetto piano è ideale per l’installazione di pannelli fotovoltaici, nel caso specifico lo spazio tra due file consecutive di lucernari, come indicato nelle rappresentazioni grafiche del progetto, è più che sufficiente per inserire file parallele di pannelli fotovoltaici. Le due strisce proposte permettono di raggiungere la potenza di circa 10 kW. Raddoppiando l’impianto, anche in un secondo momento, in base a valutazioni più dettagliate del fabbisogno, si può senza problemi raggiungere la potenza di venti kW, probabilmente non necessaria per i soli carichi elettrici. In conclusione il tema energetico-impiantistico va considerato con un approccio in grado di integrare gli apporti positivi dei diversi elementi che concorrono sinergicamente al bilancio energetico complessivo.

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